La storia del sito

Ecco le tappe principali della nascita ed evoluzione del nostro sito:

estate-autunno 2003 – Il capoclan Callá propone al Giri e al Tazzo di fare un sito di clan. Se ne comincia a parlare e a discutere su come farlo.
28.12.2003 – Prima stesura di un progetto per un sito del clan Fra’ Diavolo. Giri e Tazzo coinvolgono anche il ciuco nella formulazione di proposte…
17.04.2004 – Viene attivato per la prima volta un contavisite gratuito su shinystat. 
18.04.2004 – Si arriva alla pubblicazione del primo prototipo di sito di clan su uno spazio gratuito (l’indirizzo era http://in.geocities.com/clanfradiavolo).
10.09.2004 – Dopo mesi di aggiunta di materiale, foto, prove tecniche e primi tentativi di pubblicità, entra nello staff ciuco. A settembre arriva il restyling grafico completo di tutto il sito di clan, che gli dà uniformità e rende migliore la navigabilità. Viene anche aperto un guestbook su cui i visitatori cominciano a lasciare i loro commenti e saluti.
10.11.2004 – Viene acquistato il dominio www.genova14.org e si cominciano a creare pagine inerenti le altre branche e ad aggiungere materiale. Viene chiuso il sito su geocities che, in otto mesi di vita, ha avuto 845 accessi e 1177 pagine visitate. Introdotto nuovo contatore visite.
01.03.2005 – Il sito viene ristrutturato completamente nella grafica e nell’organizzazione dei contenuti, rendendo piú uniforme la grafica delle diverse branche. Il guestbook continua però ad essere esterno, ancora ospitato su geocities.
15.03.2005 – Viene creata la sezione riguardante il torneo di calcetto organizzato dal clan, che porta numerose visite al sito e lo fa conoscere a molti scout di Genova.
10.06.2005 – Il guestbook viene traghettato all’interno del sito e molta piú gente comincia a scrivere; in poco tempo diventa uno spazio molto frequentato, in cui vengono lasciati numerosi commenti e saluti, anche di persone esterne al gruppo.
18.11.2005 – Nasce il forum del Genova 14 e viene risistemata la grafica del sito, con l’aggiunta di un menu vicino al titolo e di uno sulla destra per ogni sezione del sito, la barra delle news in home e la storia del sito.
2005/2006 – Il sito viene molto utilizzato anche per i festeggiamenti in occasione del 60° dalla riapertura e 87° dalla fondazione. Vengono create delle “sezioni storiche” di branca e di gruppo con foto e documenti. E’ l’occasione per rivedere tante persone e per raccogliere parecchio materiale storico.
2007 – Ciuco, il realizzatore del sito in particolare (ma non solo) per la parte grafica esce dal gruppo ma continua in caso di necessità a fare da consulente. Visto lo scarsissimo utilizzo del forum da parte di capi, esterni e chiunque altro i webmaster decidono di non rimuoverlo (a testimonianza di chi lo ha usato) ma di non dedicare ulteriori energie a farlo vivere. E’ l’anno del centenario.
2008 – Sono ormai strumenti (purtroppo con software esterni) avviati il calendario di Co.Ca. e delle varie branche, il fotoalbum, l’archivio documenti, il database posti uscite, la sezione meteo.
03.12.2009 – Aggiornamento più regolare delle news. Creazione sezione negozi consigliati. Inserimento del codice fiscale di gruppo (aggiornato) a piè di pagina.
14.01.2010 – Creato il form per le iscrizioni al gruppo in lista d’attesa, rivolto ai genitori e ai capi per mettere ordine nelle liste.
15.01.2010 – Creato l’albo storico dei capi e degli ex appartenenti al gruppo con form per iscriversi.
17.03.2010 – Nella home page le news vengono sostituite dai più moderni Feed RSS
26.11.2018  – Viene rilasciata la nuova versione del sito: viene ristrutturato completamente nella grafica e nell’organizzazione dei contenuti.

“Ai nostri tempi…”

Quando qualche anziano comincia un discorso con questa frase, chi può taglia silenziosamente la corda, chi proprio non ce la fa, comincia a pensare: “Uffa, che barba che noia, che noia che barba” (come Sandra Mondaini in ‘Casa Vianello’, per chi sapesse di che cosa si tratta). Beh, cari fratelli Scout, tenterò di darvi un’idea di come cominciò la sua vita il Gruppo XIV, nel lontano 1946. La guerra era finita 1’anno prima: e fu una guerra che aveva portato, oltre alle morti e ai dolori immaginabili, rovine e devastazioni dappertutto. I Tedeschi – prima alleati, poi nemici, ma di questo potremo parlarne un’altra volta – occupavano la penisola; gli Alleati (Britannici, Americani, cui si aggiunsero poi i Francesi) erano sbarcati in Sicilia ed erano risaliti su su, respingendo i Tedeschi sempre più a nord. Alla fine delle ostilità, l’Italia era una Nazione semi-distrutta e praticamente alla fame. Strade disseminate di buche, case crollate, quasi tutti i ponti distrutti; se le Ferrovie potevano funzionare ancora, su certe tratte, lo si doveva a qualche vecchia locomotiva a carbone e a quelle, un poco più moderne, portate dagli Statunitensi. Non c’era praticamente famiglia dove non si piangesse qualche morto (al fronte o sotto i bombardamenti) e qualche disperso. In questa situazione, nella quale tutto sembrava perduto e tutto era da ricominciare da zero, ci furono parecchi volenterosi che si dissero: ‘Qui bisogna riprendere a vivere’, e si rimboccarono le maniche. Tra costoro, nella nostra Parrocchia, tre ardimentosi (e un po’ matti) decisero che lo Scoutismo, già tormentato dal regime mussoliniano e praticamente messo a tacere, doveva tornare alla luce; e lì per lì pensarono di rimettere in piedi un manipolo di Esploratori. I tre avevano un nome: Padre Silvio Gatti, che nella Parrocchia della Consolazione era di casa dal 1929, organizzatore impareggiabile; Oscar Trumpy, un dirigente industriale, calmo, sorridente, determinato, che aveva le mani dappertutto; Luigi Alparone, orologiaio. II cemento che teneva insieme il terzetto: oltre a una grande Fede, un grosso amore per l’avventura, l’escursionismo, la montagna e una gran voglia di ridare ai giovani e ai giovanissimi il gusto dell’esperienza scoutistica. Io entrai nel mucchio tre anni dopo, nel 1948, quindi non partecipai al primo Campo organizzato dai tre a Cabella Ligure: un campo davvero da pionieri, vissuto fra mille difficoltà e mille problemi, che il diabolico terzetto riuscì a superare con coraggio e con costanza, Ma posso darvi qualche cenno del Campo 1948: a quello partecipai. Cercate di immaginare quei tempi, almeno sotto due aspetti: quello delle comunicazioni e quello dei trasporti. Oggi, per le comunicazioni, di problemi manco a parlarne: non c’e bisogno di esemplificare. Ma pensate che, a quei tempi, quando si partiva nessuno sapeva più nulla. Era gia un lusso trovare — per combinazione — qualche bar che avesse un telefono. I trasporti? Fate un Campo oggi. Un bellissimo pulmann da sessanta posti, aria condizionata, carica nel suo ventre tutto il materiale e i vostri zaini davanti all’ingresso della parrocchia, e dopo qualche ora di comodissimo e silenzioso viaggio vi scodella a pochi metri dal la zona scelta. Vi accenno al nostro viaggio del 1948, destinazione Cormajeur. Da via della Consolazione con tutta la roba di Reparto, e quella personale, in spalla, a piedi fino alla stazione Brignole: tende, marmitte, attrezzatura da campo, per la cucina. tutto. A Brignole vagone riservato (terza classe, allora c’era ancora la terza, sedili di legno), carica su tutto e, ad andatura assai lenta, arrivo a Torino. Lì giunti, scarica dal vagone ogni mercanzia e aspetta la coincidenza per Aosta; ricarica tutto sul treno per Aosta e via di nuovo verso Pre s. Didier (particolare non indifferente: in treno fa caldo, ma se apri un finestrino, e peggio se tenti di affacciarti, il fumo nero emesso dalla locomotiva ti incipria per bene e può capitarti in un occhio qualche briciolina di carbone). Arrivati alla stazioncina di Pre s. Didier nuovo spasso: si scarica tutto e tutto si ricarica su un camioncino che la solerzia dei nostri capi aveva pensato bene di noleggiare: un camioncino, detto fra parentesi, che di buono aveva solo la gentilezza e il napoleonico coraggio del conducente, che lo portava su su, per una salita piuttosto ripida e acciottolata (non penserete alle strade asfaltate di adesso, vero?) fra sinistri rumori di balestre che gemevano e sbuffi di vapor acqueo dal tappo del radiatore. In certi momenti, per farlo proseguire lungo un tratto particolarmente malagevole, bisognava scaricare parte del bagaglio, dare una generosa spinta e poi corrergli dietro per un tratto, finchè, in un pezzo di salita meno duro, poteva fermarsi con una certa tranquillità (il freno a mano, se esisteva, non teneva: occorreva bloccarlo prontamente con pietre, ma di quelle ce n’era in abbondanza) in modo da darci l’opportunità di ricaricare gli elementi del bagaglio posati sul ciglio della strada. Mi direte: ma, e il traffico? Quale traffico: ch’io ricordi, c’eravamo solo noi. II grosso del Reparto arrancava sopra una scassatissima corriera che della corriera aveva ben poco: assomigliava di più a una vecchia diligenza del lontano Ovest. Lassù arrivati, lo spettacolo del Monte Bianco, del Dente del Gigante e degli altri monti che ci accoglievano, toglieva il fiato, e ci ripagava dei disagi: ma non si poteva por tempo in mezzo, perché bisognava preoccuparsi di trovare la paglia. Per che farne, direte voi. La paglia, fornita da qualche contadino della zona, serviva a riempire dei pagliericci (che ognuno si era fatto cucire dalla mamma e si era portato con se) i quali, posati sulla fresca erba del prato, erano ne più ne meno che i nostri letti (circondati e chiusi da una tenda, si capisce: ma poi vi dirò di che tende si trattava). Poi si andava alla ricerca di un contadino che ci fornisse il latte, e via così. Padre Gatti, Oscar e Luigi si davano un gran daffare per organizzare tutto, e nel tutto, appena giunti, la cosa più urgente era quella di metter su le tende. Per i Lupetti c’era una grossa Moretti Mottarone: ce ne stavan dentro, comodi, otto. II pavimento era costituito dal prato. Era una tenda bella, grande, alta (un adulto entrava comodamente senza dover chinarsi) e soprattutto robusta e resistente alle intemperie. Padre Gatti per tenda aveva una specie di tempietto egizio, di forma vagamente quadrangolare: non saprei descriverla, aveva il colore delle moderne tute mimetiche, da dove uscisse nessuno riuscì mai a saperlo: Padre Gatti la divideva col fratello Padre Lanfranco, Agostiniano pure lui. Poi c’erano le tende cosiddette “quattro teli”, residuati bellici: erano, appunto, quattro teli che si tenevano insieme con una serie di bottoni e, una volta montate, assomigliavano (molto, molto alla lontana!) alle moderne ‘canadesi’. Con questa particolarità: ci si stava dentro in due ma quando pioveva dovevi stare attento a non toccare il tessuto perchè, nel punto in cui disgraziatamente lo toccavi, cominciava uno sgocciolio che terminava solo a temporale finito. Tutte le difficoltà si superavano con spirito di adattamento e il buon umore copriva ogni momento di disappunto. Ma sapete qual’erano le cose più belle, dopo che il campo era montato e si cominciava a vedere un po’ d’ordine e di razionalità? Io non so – ormai son vecchio – come vadano le cose oggi: vi dico come andavano ai nostri tempi. La prima preoccupazione era trovare un bel tronco, sottile, alto; piantato in mezzo al campo, diventava un pennone, e su quel pennone ogni mattina si alzava la bandiera italiana, con gli Scout in uniforme schierati tutt’attorno in quadrato. La seconda preoccupazione era costruire, accanto al pennone, l’altare per la Messa. La mattina, dopo la ginnastica e le pulizie (acqua gelata!), si indossava l’uniforme, poi l’alza-bandiera e Padre Gatti celebrava la Messa. Così cominciavano le nostre giornate; poi gite, escursioni, giochi, istruzioni e alla sera, dopo cena (i cibi erano apprestati da valentissimi cucinieri: tutto si cuoceva all’aperto, quando pioveva si stendeva un telo sul focolare, col risultato che non ti bagnavi ma ti affumicavi, e con te, talvolta, le vivande; non era facile tenere acceso il fuoco facendo ardere legna bagnata, ma qualche mago ci riusciva) uno stupendo fuoco di bivacco, con tutti insieme, Esploratori, Lupetti e capi sotto le stelle, a raccontare, ad ascoltare…e alla fine Padre Gatti chiudeva la giornata con un pensiero: si finiva con i nostri canti e le preghiere. Cose che ricordo con nostalgia e commozione ancor oggi. Ci si voleva bene, ci si aiutava, si faticava con gioia, ci si divertiva con gioia. Si cercava di andare d’accordo, e pian piano, con letizia, si cresceva, in un’Italia che pian piano, dopo le ferite della guerra, stava risalendo la china. Credo di aver imparato, dall’esperienza scout, che le cose belle costano sempre un pochino, ma ho anche imparato che le cose che costano poco non valgono molto. E quando vedo i compagni di un tempo (quelli che sono ancora fra noi) sento sempre dentro di me un certo rimescolio. Magari ci si saluta appena (oggi il mondo va in fretta, tutti corriamo a volte senza manco saper dove), ma si risveglia in te quel senso di amicizia, di fraternità che ti ha legato a loro tanti, tanti anni fa. Eh si, scout una volta, scout tutta la vita…

Sergio Consonno Damiani

Gli anni eroici del Genova 14

1928 – Quando il governo italiano, nel 1928, decretó lo scioglimento dei Riparti dell´ASCI nei comuni al di sotto dei abitanti, il Santo Padre deploró il fatto.Con un´accorata lettera al suo Segretario di Stato Card. Gasparri; e subito dopo, per prevenire altri soprusi, e per non aumentare i motivi di contrasto alla giá difficile soluzione della Questione Romana, dichiaró disciolta l´associazione.Poco tempo prima, gli scout genovesi avevano sfilato, ironia delle combinazioni, proprio davanti a Mussolini: e fu quella l´ultima loro apparizione in pubblico.Sciolta l´associazione, il Prefetto, e poi il Questore di Genova, tentarono di farsi consegnare dal compianto Canonico Bruzzo le liste complete dei dirigenti: ma questi oppose un chiaro rifiuto e le rimise invece nelle mani di Sua Eminenza il Card. Minoretti.Anche il Riparto << Folgore >>, con sede nella Parrocchia della Consolazione, dovette smobilitare.Il Padre Mario Pietra, Assistente Ecclesiastico, chiamó i suoi ragazzi, tentó di spiegare l´ingarbugliata situazione politica, ripose la fiamma azzurra col giglio bianco, raccomandó di custodire l´azzurro fazzoletto, e mandó tutti a casa.

1944 – Passarono sedici anni: e dopo le vicende che tutti ricordiamo il 25 giugno 1945 mons. Giovanni Montini, Sostituto alla Segreteria di Stato di Sua Santitá, comunicava ai Cardinali del Nord che il Santo Padre aveva approvato la ricostituzione dell´ASCI che << dalla fondazione nel 1916 aveva portato tanti frutti nel campo educativo >>.Ma i tempi, com´erano cambiati!Un periodo di dittatura, guerre, e da ultimo una guerra perduta: ripristinare l´associazione era un´impresa densa di difficoltá e colma d´incognite,Chi non ricorda l´infausto dopoguerra col suo odioso seguito di sangue, di vendette, di fame, di miseria materiale e morale, di anarchia?In questo clima, in quest´epoca, nella parrocchia della Consolazione, Padre Silvio Galli si ritrova fra le mani la vecchia fiamma col Giglio Bianco; si guarda attorno, chiama un fedele amico, il dr. Oscar Trümpy, uomo accorto ed equilibrato, e gli dice semplicemente: <<adesso bisogna ricominciare>>.E ricominciarono: in due, con fede, con pazienza, con amore.

1945 – Non era facile trovare ragazzi disposti a vestire l´uniforme di scout: ma pochi li trovarono, e la vecchia sede fu riaperta, il vecchio XIV Riparto Folgore tornó in vita, furono confezionati nuovissimi fazzoletti coi vecchissimi, colori, si iniziarono le pratiche per ottenere il riconoscimento ufficiale che non tardó ad arrivare il 18 dicembre 1945.

1946 – Agli inizi del 1946, i risultati del paziente lavoro di Padre Gatti e del dr. Trümpy cominciarono a farsi tangibili 18 esploratori, 29 lupetti.Fra i Lupetti ce n´era uno che si chiamava Enrico Alparone, ed era nato nel 1940: il piú piccolo di tutti, la mascotte del Branco.Il padre di Enrico, Luigi, si era aggiunto come dirigente a Padre Gatti e a Oscar Trümpy e la coppia iniziale diviene un terzetto che restó memorabile.Luigi Alparone era un lavoratore accanito, attaccato alla famiglia, paziente, sportivo, e dotato di buon senso e di quella calma operositá che distinguono gli uomini di carattere. Affiancó coraggiosamente il dr. Trümpy, e il terzetto cominció, oggi paiono sogni! … a guardare lontano.Fu un anno di attivitá intensa: bivacchi, uscite di Riparto, persino la partecipazione al capo nazionale di Roma.Quale fosse il clima di quei tempi, per chi fosse troppo giovane per ricordarlo, appare dalle parole che mons. Montini scrisse in quell´occasione all´Assistente Centrale dell´ASCl, Mons. Pignedoli: << Sta soprattutto a cuore al Santo Padre che ritorni la pace nella caritá: sia dunque impegno costante dell´ASCl quello di riportare l´amore fra gli uomini…>>.Uno dei mezzi per compiere opere di apostolato é quello di farsi conoscere; l´ASCI, perció, aveva bisogno di presentarsi di nuovo al mondo, per ricordare con silenzioso esempio che si puó vivere gioiosamente, in pace con Dio e col mondo, a contatto della natura, e volersi bene.Gli sforzi dei dirigenti del XIV si indirizzarono in tal senso e in breve decisero di effettuare un campo estivo.Il campo estivo costituí il coronamento di un anno di attivitá scout, ed fu il mezzo piú diretto ed efficace per mettere i ragazzi a contatto con la natura e nel contempo per far conoscere e apprezzare il metodo a chi aveva occhi per vedere.Ma nel 1946, imbastire un campo era molto piú che un´impresa coraggiosa, le strade sottosopra, i ponti distrutti, viveri e benzina razionata, i mezzi pubblici rari, quasi inesistenti i trasporti privati.Pensino un poco a queste cose i piú giovani, nati in un´epoca in cui la bicicletta é un giocatolo, non piú un mezzo di locomozione, e i distributori di benzina sorgono per ogni dove, a pochi chilometri l´uno dall´altro, e i negozi tracimano di ghiottonerie.Il campo si fece, a Cabella Ligure: buoni benzina racimolati in omaggio, stentatamente, viveri raccolti con gli aiuti UNRRA; un decrepito camioncino stracarico di persone e bagagli.Un´intera giornata per percorrere 85 chilometri!Entra nel Branco Mario Longo, un lupetto che poi giungerá a frequentare un campo scuola per aiuti Capo Riparto a Colico.

1947 – Nel 1947 entra Luciano Pavero, che poi diverrá aiuto capo; e agli inizi del 1947 padre Gatti puó disporre di nuovo aiuto, Gianni Travagli, mentre al Branco si affacciano due nuovi lupetti, i fratelli Zenere, che in seguito diverranno anch´essi aiuti capi.Gli iscritti, nel Riparto, oscillano fra i 15 e i 30. Lo stesso puó dirsi per il Branco.Il XIV acquista pianino una sua fisionomia e cerca di migliorarsi e di raggiungere le mete stabilite dal metodo.Fare i campi é tuttavia sempre una impresa: ma sembra giá un privilegio poter viaggiare, per un numero incredibile di ore, su un vagone merci riservato e poter cosí andare a piantare le tende a Garessio.

1948 – Nel 1948, la situazione si migliora ulteriormente: ci sono 25 lupetti di cui dodici parteciperanno al campo di Courmayeur.Luigi Alparone diviene capo Riparto, a dirigere il Branco Padre Gatti scova un tipo nuovo, smilzo, che si da un sacco di arie, dicono, ma che in fondo coi lupetti se la dice abbastanza: Sergio Consonno Damiani.Courmayeur: sentire i progetti di padre Gatti, e guardarci sgomenti fu la stessa cosa; ma l´Assistente non si scompose.E il campo si fece lá sotto il Dente del Gigante, sovrastati dal Monte Bianco. Fu una bella sfacchinata portarsi i bagagli dalla sede alla stazione Brignole, di lí al treno, giú tutto a Torino, su di nuovo tutto nel convoglio per Aosta, giú tutto di nuovo, su tutto di nuovo sul treno diretto a Pr, St. Didier, altra sosta altro trasbordo su un camion (bisognerebbe dire: una “specie” di camion) e infine l´arrivo.C´era la Direzione del Riparto al gran completo: padre Gatti, il Trümpy, l´Alparone, il Consonno Damiani, Gianni Benzo.Meravigliose escursioni, epici budini, allegria e fraternitá punteggiarono il periodo di campo.Cominciavano le comoditá: le tende Moretti < Mottarone >> non erano piú un sogno ma una realtá esistente sul campo: care tende Moretti ! Se volevi dare a tutti una lezione di montaggio, cercavi di sbrigartela da solo e quando, dall´interno, affannato e accaldato, dando gli ultimi ritocchi, dicevi con aria di sufficienza. << ecco fatto: ci valeva tanto>> ? in quel preciso istante ti crollava tutto addosso, e restavi sotto a goderti le omeriche risate circostanti.Cominciavano le raffinatezze culinarie, i sughi non ben riusciti rischiavano di finire sparsi per le terre!Cominciavano ad apprezzarsi, i radi e sicuri mezzi di trasporto: per la ascesa al rifugio Torino una comodissima funivia portava (e porta tuttora) in pochi minuti da 1400 metri, dove eravamo noi, a m. 3230 dove era il rifugio.Portava gli altri, chè noi la facciamo a piedi, e dovete vedere come pedalava P. Gatti per quel po´ po´ di salita!

1949 – L´anno successivo tornammo a Courmayeur, a rinverdire la piacevolissima esperienza dell´anno precedente: c´era un nuovo aiuto, Alfonso Masetti, e c´era pure una bicicletta che tornó a casa senza sella, senza dinamo e senza cambio. Furti? No rovinose cadute con conseguente… perdita di accessori! Ma la sella? Si, non invento nulla.Anche la sella un bel giorno se la diede a gambe, forse stanca che tutti ci si sedessero sopra.Intanto, il XIV diventa Gruppo, gli iscritti aumentano, si cominciano a coltivare sogni ambiziosi, si pensa alla formazione di un clan e si programmano corsi per i futuri capi.Attorno ai fondatori, dove non c´era nulla c´é adesso un nucleo di giovani che fanno del loro meglio per perfezionarsi e adeguarsi alle nuove Norme Direttive emanate dall´ASCI da poco.

1950 – Il 1950, grosso modo, chiude l´era eroica.La situazione interna si é normalizzata, l´Italia é ricostruita, la guerra é un ricordo che si allontana.Il campo, in quell´anno, si fece a Macugnaga.I fortunati che andarono in treno fino a Domodossola e di lá in corriera fino a Macugnaga, non ebbero che una pallida idea dell´avventuroso viaggio compiuto dai loro bagagli.Questi, caricati su un improbabile camioncino scampato al diluvio universale iniziarono il loro cammino alla mezzanotte del 25 Luglio.A Serravalle i fari si spensero e non ci fu verso: l´autista col la testa nel cofano tirava su manciate di fili, ma invano.Il poverino, in un impeto di rabbia, lasció andare sul radiatore un poderoso pugno: oh stupore! tutto si riaccese d´un colpo, e restó acceso fino all´alba.E poi dicono che con le buone maniere s´ottiene tutto.Tortona, Novara, Omegna, Piedimulera. Qui il camion si fermó all´inizio della ripida salita verso Macugnaga, e no lo smosse piú nessuno. O meglio, ad un certo punto si mosse da sè, ma all´indietro, rotti i freni, e il bravo conducente si prodigó al recupero, producendosi in un bellissimo inseguimento, degno delle migliori Olimpiadi.

1951 – Nel 1951 avvengono taluni mutamenti, e altri ne avverranno in seguito.Il terzetto Padre Gatti, Trümpy Alparone é sempre sulla breccia, ma gli anni e gli impegni famigliari pesano, i secondi piú dei primi.Al campo si torna a Courmayeur con Padre Gatti sono presenti soltanto Sergio Consonno Damiani e Giorgio Zenere, dei dirigenti.

1952 – L´anno successivo sará il canto del cigno per Luigi Alparone, che dopo il campo, nel novembre, cederá la direzione del Riparto a Remo Burlando.É costui un nuovo acquisto che ha fatto dello scoutismo la sua seconda vita e fa ben presto del XIV la sua seconda famiglia.Il campo, l´ultimo diretto da Alparone, si svolse a Campitello di Fassa, in una meravigliosa vallata tutta verde, accanto a un limpidissimo fiume, fra cime maestose.Ormai il gruppo era in piena efficienza; migliorate le attrezzature, ci eravamo persino potuti concedere il lusso del viaggio in pullman, un magnifico pullman gran turismo, che ci posó, armi e bagagli, a pochi metri dalla zona scelta per stabilirvi l´attendamento.Dopo il campo, i cambiamenti di cui si é detto: Zenere e Pavero, inoltre, accolti dal XIV ancora bambini, sono giá in grado di affiancare l´opera del nuovo capo Riparto.

1953 – Il dr. Trümpy, divenuto Presidente, continua a dare la sua valida collaborazione allo scioglimento dei problemi del Gruppo. Con la nuova direzione formata nel modo descritto, il campo estivo si fece a Funes, localitá fra i monti grosso modo a mezza strada fra Ponte Gardena e Bressanone.Fu un campo vivace e allegro, ma per padre Gatti fu anche l´ultimo: cominció a dir che era vecchio, che si sentiva stanco, che gli occorreva trovarsi un successore.E padre Gatti, che per il Gruppo aveva sempre saputo trovare tutto quanto poteva occorrere, poichè alla pazienza unisce la costanza, si trovó anche il successore. Aveva trovato la sede del Branco, del Riparto; le attrezzature gli iscritti; i capi: tutto da niente, tutto da zero. Ora si era nesso in testa di trovarsi un sostituto, e lo trovó.Un giorno, venne in sede, ci presentó un padre, ci disse che si chiamava padre Ferdinando Boggeri, accompagnó la presentazione con un discorsetto di circostanza, e ci lasció col nuovo venuto.Addio padre Gatti, addio Alparone, benvenuto Remo, benvenuto padre Ferdinando.In otto anni, quasi senza avvedercene, quante cose cambiate! Quante ne cambieranno, di lí a poco: il 44mo Gruppo si scioglie, taluni dei suoi capi e dei suoi ragazzi entra o a far parte del nostro Gruppo: Remo diviene Capo Gruppo, Tommaso Limardo, del vecchio 44mo, diviene Capo Riparto; Bruno Coeli, del vecchio 44mo anch´egli, sostituisce il Consonno Damiani alla direzione del Branco.Ha inizio cosí il nuovo periodo di vita del XIV, che puó contale Su capi giovani e preparati, pieni li entusiasmo e di fiducia nel futuro.

1954 – Al campo 1954, a Sant´Anna di Valdieri, si concreta l´unione fra vecchio e nuovo: é la prova del fuoco per il nuovo Assistente, per i nuovi Capi; il collaudo é piú che lusinghiero.A Sant´Anna di Valdieri in un´atmosfera di fraternitá si completano l´affiatamento e la fusione fra tutti.Tornano alla mente le parole con cui Sua Santitá Pio XII aveva definito il metodo scout: <… non é soltanto un gioco, ma una scuola, una pedagogia, un´iniziazione del mondo esterno al mondo interiore della vita morale e spirituale, un´iniziazione sapiente e gioconda al campo amplissimo della vita e del bene>.Preparare i ragazzi a diventare uomini, a diventare veri cristiani l´unico pensiero che animó sempre l capi, l´unica loro ambizione.

1955 – Il Mario Longo, sovrintendente in cucina, temprava gli spiriti, a modo suo, nutrendo spartanamente i corpi. Il 1955 é u anno di rinnovata attivitá: il nuovo assistente ha il dono di andare d´accordo con tutti e di superare ogni avversitá organizzativa con pazienza e con spirito autenticamente sportivo.É un lottatore, ma composto ed equilibrato: é un ragazzo in mezzo ai ragazzi, ma sempre pieno di rude e franca saggezza.Si tenta, vecchio sogno, di organizzare un clan: é con noi Giancarlo Arecco, lo segue Giorgio Chiaffarino; Giorgio Sciaccaluga, un tempo spericolato esploratore, é aiuto capo branco; D´Amore, lupetto nel 1948, é aiuto capo in un Riparto che conta 28 esploratori.Remo Burlando parte per il servizio militare: ne tornerá coi gradi di sottotenente d´artiglieria alpina e con un piglio ancor piú militaresco e combattivo, oltrechè con tutte le migliori intenzioni di sposarsi.Il campo é vivace, movimentato, pieno d´allegria: per trovare il XIV, bisogna cercarlo a S. Nicoló di Valfurva, a un tiro di schioppo da Bormio. Mezzo di trasporto, dal 1952 in poi, il pullman gran turismo: l´epoca delle carrette é finita.Remo Burlando si era cimentato, tempo prima, in un lungo campo mobile, cui partecipó anche il Longo: ora, sotto le armi, vive di nostalgie e ci scrive che non vede l´ora di tornare.

1956 – Nel 1956 l´attivitá é a pieno ritmo e il campo di Ceresole Reale corona degnamente un´annata laboriosa.Fu in quell´anno che il Consonno Damiani, dichiaratosi esperto di cucina, si occupó di nutrire i 40 partecipanti al campo; e meno male, per lui e per gli altri, che con qualche giorno di ritardo giunse al campo il vero esperto di cucina, l´autentico, genuino intendente: il Longo, che aveva appreso la difficile arte dall´espertissimo Paolo D´Amore e bazzicava tra i fornelli da par suo.La fame diminuí di colpo: col Longo era giunta l´abbondanza. E si che questi in fatto di economie non aveva nulla di invidiare a un genovese… Fu lo stesso Longo, uscito dal Gruppo il Limardo, ad assumere, sia pure per un solo anno, la direzione del Riparto, avendo come aiuti Noia e Cremonte.Bruno Coeli era a Parigi per ragioni di lavoro; il Branco fu affidato a un vecchio lupetto, tanto vecchio da poter diventare Akela: Enrico Alparone, che da allora dirige l´unitá.Le novitá si susseguirono: Remo e Sergio pensarono bene di sposarsi, nel 1957: altri, in seguito, minacceranno di seguirne l´esempio.

1957 – Il Gruppo, nonostante i cambiamenti, le difficoltá di avere per ogni Unitá un capo regolarmente brevettato, proseguiva, con onestá d´intenti, nel suo cammino fedele alla vecchia bandiera.Il campo a Bellamonte coronó un altro anno di cacce, di uscite, di attivitá in sede; ormai le attrezzature erano non solo complete, ma in buona parte rinnovate, il rifornimento dei viveri si faceva in grande stile, la Lambretta di Padre Ferdinando ci seguiva fedele per ogni dove, invecchiando prematuramente ma felicemente.

1958 – Tornato Bruno da Parigi nel 1958, assunse la direzione del Clan, coadiuvato dal Longo: Remo passó alla direzione del Riparto, restando tuttavia capo gruppo.Alparone chiamó ad aiutarlo nel Branco Corrado Oddone, altro ex lupetto.Fu l´anno del campo a Campo Franscia, localitá vicina a Chiesa di Valmalenco: all´incirca, a nord di Sondrio, a sud di Pizzo Bernina.

1959 – L´anno Successivo il clan era assai promettente e sui novizi facevamo molto affidamento: avrebbero dovuto divenire i capi del domani. Oddone, Cremonte, Alparone, Sciaccaluga e tanti altri erano il frutto di anni di paziente, affettuoso, ostinato lavoro: le nostre preoccupazioni del passato erano superate; con tranquillitá e col solito grande entusiasmo si affrontava il campo 1959, a Gressoney, riuscitissimo come i precedenti.Il Riparto prosegue la sua opera di perfezionamento. Il branco e, sempre animato da nuovi arrivi; abbiamo finalmente dei dirigenti che hanno compiuto corsi e ottenuto brevetti; il clan non é piú un sogno : possiamo guardarci indietro soddisfatti.Dal 1945 quanto cammino, quanti tentativi, quanti movimenti nei quadri, sempre con l´unico scopo di far progredire e prosperare il nostro Gruppo!Quante fatiche, quante lotte, quante soddisfazioni, quante amarezze, talvolta. Ma ora possiamo cominciare a raccogliere ció che altri, prima di noi, e noi stessi dopo, abbiano seminato.Ma non doveva essere cosí.

1960 – Il 29 maggio 1900, il padre Ferdinando parte in auto accompagnato da Remo, Alparone, Cremonte e Oddone, per ]´annuale sopralluogo sulla localitá prescelta per il prossimo campo.É un cerimoniale che si ripete tutti gli anni, é una piacevole abitudine, ormai, si fa un Consiglio di Gruppo: si consultano le carte, si discute se andare inel tal posto o nel tal altro: si decide.Poi, si cerca una giornata adatta, e si parte, per rendersi conto personalmente di come stanno le cose, per parlare col Parroco della localitá prescelta, per stabilire contatti cogli eventuali fornitori, per assicurarsi la disponibilitá del terreno, di un locale per i lupetti, di latte, paglia, e cosí via.Tutto deve essere organizzato a puntino, nulla dev´essere lasciato al caso: e il miglior sistema é di andare a vedere.E anche in quel 29 maggio i dirigenti partirono per <<andare a vedere>> come ormai facevano da anni; e pregustando il piacere della gita accompagnata sempre, in quei casi, da una allegra e poderosa colazione.Ma non vi fu gita, quell´anno, non vi fu sopralluogo, nulla.Tornarono in quattro; l´Assistente non era con loro, l´avevano lasciato lassú vittima di un incidente automobilistico, composto nella camera ardente dell´Ospedale di Cuneo.Coloro che, ricevuta la terrificante annientante notizia, si precipitarono lassú quella mattina, dopo il disastro, non dimenticheranno i visi, le espressioni degli scampati.Erano qua e lá, nei pressi dell´Ospedale, e lacrime silenziose parlavano per loro, ch´erano muti. Tutto finito. Tutto vuoto. Il dolore, lo sfinimento di quei giorni, durante i funerali, durante il trasporto della salma di Padre Ferdinando a Cabella, suo paese natale, non si possono raccontare.Chi li ha vissuti li porterá sempre con sè.Ma dovevamo scoprire immediatamente di avere ancora degli amici, quando tutto sembrava perduto: il Padre Provinciale ci fu vicino, e come fece non so, ma nel suo dolore trovó la forza di far coraggio a noi e di farci subito, immediato, un dono prezioso: ci dona un successore a Padre. Ferdinando, Padre Claudio. Un mese dopo, tutto il Gruppo faceva il Suo campo estivo a Cabella, accanto al Padre Ferdinando: come nel lontano 1946.E, nel nome e nel ricordo di Padre Ferdinando, stretti attorno al nuovo Assistente, decidemmo di proseguire, lungo la via aperta da Padre Pietra, riaperta da Padre Gatti, e ora segnata dal sangue di Padre Ferdi.Il coraggio e la costante fiducia di cui Padre Ferdinando ci aveva mostrato numerosi e chiarissimi esempi non ci abbandonarono; il XIV Gruppo non dimenticó che, sia pure con forze modeste, ma generose e coraggiose, avevamo il compito, come ebbe occasione di dire Sua Santitá Pio XII nel novembre del 1949, “di formare gli uomini e i cristiani integrali di cui la Chiesa ha bisogno“; e proseguimmo nel nostro sentiero, con pazienza e con fede.

1961 – Bruno partecipó a un corso per capi Riparto, e assunse la direzione di questo nel 1961; Alparone restó alla testa dei suoi lupetti, Remo Burlando continuó a dirigere il Gruppo e il Clan.Padre Claudio fu subito uno di noi, ci diede il suo affetto ed ebbe il nostro, intero e incondizionato.Si deve a loro, esclusivamente a loro, se il Gruppo potè riprendersi con tanto vigore, potè proseguire la sua intonsa attivitá, culminata poi nel campo estivo a Schilpario; si deve a loro se il Gruppo, che nei suoi quindici anni di vita ha visto passare tra le sue fila centinaia di ragazzi, é ancora vivo e vitale nonostante le difficoltá, le traversie, i lutti che l´hanno colpito.Ci auguriamo che l´opera nostra non sia stata vana; ci auguriamo che il Signore benedica i nostri compiti futuri e che Padre Ferdinando, dal Cielo, si ricordi di noi.