Per capire la storia del Clan: “Due righe sulla storia del Clan Genova XIV”

Per capire la storia del Clan Fra Diavolo, bisogna ripercorrere la storia della branca rover negli anni in cui nacque dopo la guerra. Fino da allora non esisteva una branca R/S e dopo il reparto si lasciava l’associazione o si restava in un’unità come capi o come aiuto capi, e si era coordinati dal capogruppo. 
Sono di quegli anni i tentativi di definire una nuova branca che potesse portare a maturazione il cammino percorso nei lupetti, negli esploratori, e si misero le basi di quello che sarebbe stato il clan e la comunità capi. 
La metodologia si definì sempre più. Già alla fine degli anni cinquanta il Clan Fra Diavolo prese forma con alla guida la figura carismatica di Remo Burlando, e con una serie di ragazzi entusiasti che coprivano tutte le necessità del gruppo.
Dopo gli anni eroici dei fondatori del gruppo Genova XIV : Oscar Trumpy, Alparone, Consonno e P Gatti che seppero gettare le basi ideali e pratiche del gruppo in un non facile dopoguerra, nuovi volti presero l’eredità. Il gruppo andò avanti grazie a capi come Toni Lico, Bruno Coeli, Remo Burlando, Tommaso Limardo, Paolino Borghi, Enrico Alparone, Bertola, Norville e tanti altri, senza far torto a quelli non citati.
Il passaggio tra gli anni 50 e 60 fu marcato da gravi lutti, l’assistente P. Ferdinando morto in un incidente durante un sopraluogo e il CR Bruno Coeli morto di peritonite pochi giorni prima del campo. Figure come Piero Baldo, Giuliano Modena, Massimo Boldracchi seppero reggere e dare slancio al gruppo, anche se giovanissimi, degni successori dei fondatori.
Fu così che il clan-direzione di gruppo degli anni 60 conobbe un fiorire di rover che lasciarono un segno: Roberto Trumpy, Gianni Carravieri, Riccardo Camoriano, Giorgio Petracco, Ugo Ralepi, i Buffoni, Massimo Cipriani, Ottonelli, Romeo , Lagomarsino, Porello…(anche qui chiediamo scusa a quelli non citati). 
Anni intensi ricchi di cambiamenti, anni pieni di entusiasmo che portarono il gruppo ad aprire nuove unità. Fu di quel periodo (1974) l’unificazione ASCI e AGI in AGESCI, entrarono in Branco le prime Cheftaines (Chiara Cavalcante, le Taviani,…) e ben presto prima il clan e poi il Gruppo diventarono misti. La storia più recente la può scrivere Dino Longo e altri che hanno continuato la linea che lega l’oggi al 1945. Una nota curiosa. Tutti conoscono gli scout nautici…il Gruppo XIV era nato con mire più alte…scout aeronautici.E’ per questo che il Reparto si chiama Folgore come una squadriglia aerea italiana.
Il Clan Fra Diavolo riprende lo stemma caro anche all’aeronautica italiana ma ricordandoci che le nostre mete sono ben diverse da quelle militari abbozza un enigmatico e sorriso sornione

Roberto Trumpy

La storia dello stemma del Clan

Questo stemma rappresenta la comunità di clan che fa’ parte del gruppo Genova XIV e deriva da uno stemma che rappresentava lo 6° Stormo Caccia Diavoli Rossi facente parte della nostra Aeronautica Militare.
All’interno dello stemma, dove vengono ripresi i colori della nostra promessa e i colori di clan, possiamo notare il ghigno del diavolo, il quale ci dona una visione più positiva rispetto a quella che abitualmente conosciamo di questo particolare personaggio. Nascondendo l’aspetto diabolico con un sorriso, sicuramente si è voluto sottolineare l’aspetto gioioso dell’essere rover o scolta e che uno degli obiettivi di questa comunità è quello di crescere nelle nostre esperienze con serenità.
Non abbiamo dati certi sulla nascita di questo simbolo e sul suo iniziale utilizzo ma sappiamo che ebbe la luce molto tempo prima della nascita dell’A.G.E.S.C.I., in un periodo in cui lo scoutismo cercava di crescere insieme al nostro paese e il gruppo stava riformandosi dopo il periodo della guerra.
Un periodo romantico che ci permette di ricordare quali sono le nostre radici profonde come scout, e che prima di noi, e in condizioni molto più disagiate delle nostre, c’e’ stato qualcuno che ha cercato di portare avanti gli ideali di B.P. e del movimento da lui fondato, formando un legame con tutti gli scout che ci hanno preceduto sottolineando che il Clan Frà Diavolo ha fatto molta strada, in comunità con tante esperienze di servizio.
Ecco perché oltre ad essere un pezzo di stoffa, lo stemma rappresenta il passato,il presente e il futuro del Clan, del gruppo e ci ricorda che siamo tutti fratelli e sorelle che stanno vivendo una storia bellissima.

Le origini del nome del Clan: “Fra’ Diavolo tra mito e leggenda”

Nome fantasioso o terribile, a secondo dei punti di vista, in realtà fu battezzato a Itri, a cento chilometri a nord di Napoli, nella Chiesa di San Michele Arcangelo, il 7 aprile 1771, con il nome di Michele Arcangelo Pezza. La tradizione vuole che a soprannominarlo “Fra’ Diavolo” sia stato il suo maestro di fronte alla vivacità di Michele che indossava il saio francescano per un voto fatto dalla madre a causa della sua cagionevole salute.una tradizione che ha resistito a lungo nelle religiosità del meridione e che a Itri avveniva ancora negli anni cinquanta.
Il suo soprannome, un duplice omicidio a causa di una banale rissa, la lunga latitanza, l’arruolamento nell’esercito borbone e la sua trasformazione in capopopolo per difendere la sua terra dall’invasione francese del 1798 prima e del 1806 poi, la sua tecnica di guerriglia che lo rende imprendibile e inviso al grande esercito francese, da lui costretto al ritiro durante la marcia su Napoli, le storie di amori e di sopprusi, il grande eroismo e il rispetto dei suoi nemici oltre che degli inglesi, fanno di Michele Pezza, alias Fra’ Diavolo, un personaggio le cui gesta sono state tramandate a noi attraverso la letteratura, la musica e il cinema.
In tempi di spettacolarizzazione dell’informazione, della politica e dei personaggi della società civile, non si può non fare una riflessione su quanto avvenuto, in tempi apparentemente diversi, attorno ad uno dei personaggi più popolari degli ultimi secoli.
In Europa, nelle Americhe e in altre parti del mondo sono in molti ad avere sentito, almeno una volta, il nome di Fra’ Diavolo. Ciò grazie ad un’Opera buffa del 1830, ad un film americano di un secolo dopo e ad altri che sono stati girati successivamente.
Cosi’ il nome di Fra’ Diavolo e’ entrato nel linguaggio popolare, nei modi di dire, ha dato il nome a cavalli famosi ed ha ispirato, soprattutto negli Stati Uniti, l’inventiva di molti cuochi italo-americani nel proporre una infinita’ di piatti, salse ed altri ingredienti con il nome del brigante-eroe di Itri.
Ma Fra’ Diavolo per molti e’ soltanto un brigante, uno tra i tanti che hanno caratterizzato il meridione italiano, ma per molti altri è un compagno di Strada che ci insegna come vivere il nostro impegno, peccato che sia nato prima del Ge14, perché ha perso una grande occasione!

Roberto Trumpy