Gli anni eroici del Genova 14

1928 – Quando il governo italiano, nel 1928, decretó lo scioglimento dei Riparti dell´ASCI nei comuni al di sotto dei abitanti, il Santo Padre deploró il fatto.Con un´accorata lettera al suo Segretario di Stato Card. Gasparri; e subito dopo, per prevenire altri soprusi, e per non aumentare i motivi di contrasto alla giá difficile soluzione della Questione Romana, dichiaró disciolta l´associazione.Poco tempo prima, gli scout genovesi avevano sfilato, ironia delle combinazioni, proprio davanti a Mussolini: e fu quella l´ultima loro apparizione in pubblico.Sciolta l´associazione, il Prefetto, e poi il Questore di Genova, tentarono di farsi consegnare dal compianto Canonico Bruzzo le liste complete dei dirigenti: ma questi oppose un chiaro rifiuto e le rimise invece nelle mani di Sua Eminenza il Card. Minoretti.Anche il Riparto << Folgore >>, con sede nella Parrocchia della Consolazione, dovette smobilitare.Il Padre Mario Pietra, Assistente Ecclesiastico, chiamó i suoi ragazzi, tentó di spiegare l´ingarbugliata situazione politica, ripose la fiamma azzurra col giglio bianco, raccomandó di custodire l´azzurro fazzoletto, e mandó tutti a casa.

1944 – Passarono sedici anni: e dopo le vicende che tutti ricordiamo il 25 giugno 1945 mons. Giovanni Montini, Sostituto alla Segreteria di Stato di Sua Santitá, comunicava ai Cardinali del Nord che il Santo Padre aveva approvato la ricostituzione dell´ASCI che << dalla fondazione nel 1916 aveva portato tanti frutti nel campo educativo >>.Ma i tempi, com´erano cambiati!Un periodo di dittatura, guerre, e da ultimo una guerra perduta: ripristinare l´associazione era un´impresa densa di difficoltá e colma d´incognite,Chi non ricorda l´infausto dopoguerra col suo odioso seguito di sangue, di vendette, di fame, di miseria materiale e morale, di anarchia?In questo clima, in quest´epoca, nella parrocchia della Consolazione, Padre Silvio Galli si ritrova fra le mani la vecchia fiamma col Giglio Bianco; si guarda attorno, chiama un fedele amico, il dr. Oscar Trümpy, uomo accorto ed equilibrato, e gli dice semplicemente: <<adesso bisogna ricominciare>>.E ricominciarono: in due, con fede, con pazienza, con amore.

1945 – Non era facile trovare ragazzi disposti a vestire l´uniforme di scout: ma pochi li trovarono, e la vecchia sede fu riaperta, il vecchio XIV Riparto Folgore tornó in vita, furono confezionati nuovissimi fazzoletti coi vecchissimi, colori, si iniziarono le pratiche per ottenere il riconoscimento ufficiale che non tardó ad arrivare il 18 dicembre 1945.

1946 – Agli inizi del 1946, i risultati del paziente lavoro di Padre Gatti e del dr. Trümpy cominciarono a farsi tangibili 18 esploratori, 29 lupetti.Fra i Lupetti ce n´era uno che si chiamava Enrico Alparone, ed era nato nel 1940: il piú piccolo di tutti, la mascotte del Branco.Il padre di Enrico, Luigi, si era aggiunto come dirigente a Padre Gatti e a Oscar Trümpy e la coppia iniziale diviene un terzetto che restó memorabile.Luigi Alparone era un lavoratore accanito, attaccato alla famiglia, paziente, sportivo, e dotato di buon senso e di quella calma operositá che distinguono gli uomini di carattere. Affiancó coraggiosamente il dr. Trümpy, e il terzetto cominció, oggi paiono sogni! … a guardare lontano.Fu un anno di attivitá intensa: bivacchi, uscite di Riparto, persino la partecipazione al capo nazionale di Roma.Quale fosse il clima di quei tempi, per chi fosse troppo giovane per ricordarlo, appare dalle parole che mons. Montini scrisse in quell´occasione all´Assistente Centrale dell´ASCl, Mons. Pignedoli: << Sta soprattutto a cuore al Santo Padre che ritorni la pace nella caritá: sia dunque impegno costante dell´ASCl quello di riportare l´amore fra gli uomini…>>.Uno dei mezzi per compiere opere di apostolato é quello di farsi conoscere; l´ASCI, perció, aveva bisogno di presentarsi di nuovo al mondo, per ricordare con silenzioso esempio che si puó vivere gioiosamente, in pace con Dio e col mondo, a contatto della natura, e volersi bene.Gli sforzi dei dirigenti del XIV si indirizzarono in tal senso e in breve decisero di effettuare un campo estivo.Il campo estivo costituí il coronamento di un anno di attivitá scout, ed fu il mezzo piú diretto ed efficace per mettere i ragazzi a contatto con la natura e nel contempo per far conoscere e apprezzare il metodo a chi aveva occhi per vedere.Ma nel 1946, imbastire un campo era molto piú che un´impresa coraggiosa, le strade sottosopra, i ponti distrutti, viveri e benzina razionata, i mezzi pubblici rari, quasi inesistenti i trasporti privati.Pensino un poco a queste cose i piú giovani, nati in un´epoca in cui la bicicletta é un giocatolo, non piú un mezzo di locomozione, e i distributori di benzina sorgono per ogni dove, a pochi chilometri l´uno dall´altro, e i negozi tracimano di ghiottonerie.Il campo si fece, a Cabella Ligure: buoni benzina racimolati in omaggio, stentatamente, viveri raccolti con gli aiuti UNRRA; un decrepito camioncino stracarico di persone e bagagli.Un´intera giornata per percorrere 85 chilometri!Entra nel Branco Mario Longo, un lupetto che poi giungerá a frequentare un campo scuola per aiuti Capo Riparto a Colico.

1947 – Nel 1947 entra Luciano Pavero, che poi diverrá aiuto capo; e agli inizi del 1947 padre Gatti puó disporre di nuovo aiuto, Gianni Travagli, mentre al Branco si affacciano due nuovi lupetti, i fratelli Zenere, che in seguito diverranno anch´essi aiuti capi.Gli iscritti, nel Riparto, oscillano fra i 15 e i 30. Lo stesso puó dirsi per il Branco.Il XIV acquista pianino una sua fisionomia e cerca di migliorarsi e di raggiungere le mete stabilite dal metodo.Fare i campi é tuttavia sempre una impresa: ma sembra giá un privilegio poter viaggiare, per un numero incredibile di ore, su un vagone merci riservato e poter cosí andare a piantare le tende a Garessio.

1948 – Nel 1948, la situazione si migliora ulteriormente: ci sono 25 lupetti di cui dodici parteciperanno al campo di Courmayeur.Luigi Alparone diviene capo Riparto, a dirigere il Branco Padre Gatti scova un tipo nuovo, smilzo, che si da un sacco di arie, dicono, ma che in fondo coi lupetti se la dice abbastanza: Sergio Consonno Damiani.Courmayeur: sentire i progetti di padre Gatti, e guardarci sgomenti fu la stessa cosa; ma l´Assistente non si scompose.E il campo si fece lá sotto il Dente del Gigante, sovrastati dal Monte Bianco. Fu una bella sfacchinata portarsi i bagagli dalla sede alla stazione Brignole, di lí al treno, giú tutto a Torino, su di nuovo tutto nel convoglio per Aosta, giú tutto di nuovo, su tutto di nuovo sul treno diretto a Pr, St. Didier, altra sosta altro trasbordo su un camion (bisognerebbe dire: una “specie” di camion) e infine l´arrivo.C´era la Direzione del Riparto al gran completo: padre Gatti, il Trümpy, l´Alparone, il Consonno Damiani, Gianni Benzo.Meravigliose escursioni, epici budini, allegria e fraternitá punteggiarono il periodo di campo.Cominciavano le comoditá: le tende Moretti < Mottarone >> non erano piú un sogno ma una realtá esistente sul campo: care tende Moretti ! Se volevi dare a tutti una lezione di montaggio, cercavi di sbrigartela da solo e quando, dall´interno, affannato e accaldato, dando gli ultimi ritocchi, dicevi con aria di sufficienza. << ecco fatto: ci valeva tanto>> ? in quel preciso istante ti crollava tutto addosso, e restavi sotto a goderti le omeriche risate circostanti.Cominciavano le raffinatezze culinarie, i sughi non ben riusciti rischiavano di finire sparsi per le terre!Cominciavano ad apprezzarsi, i radi e sicuri mezzi di trasporto: per la ascesa al rifugio Torino una comodissima funivia portava (e porta tuttora) in pochi minuti da 1400 metri, dove eravamo noi, a m. 3230 dove era il rifugio.Portava gli altri, chè noi la facciamo a piedi, e dovete vedere come pedalava P. Gatti per quel po´ po´ di salita!

1949 – L´anno successivo tornammo a Courmayeur, a rinverdire la piacevolissima esperienza dell´anno precedente: c´era un nuovo aiuto, Alfonso Masetti, e c´era pure una bicicletta che tornó a casa senza sella, senza dinamo e senza cambio. Furti? No rovinose cadute con conseguente… perdita di accessori! Ma la sella? Si, non invento nulla.Anche la sella un bel giorno se la diede a gambe, forse stanca che tutti ci si sedessero sopra.Intanto, il XIV diventa Gruppo, gli iscritti aumentano, si cominciano a coltivare sogni ambiziosi, si pensa alla formazione di un clan e si programmano corsi per i futuri capi.Attorno ai fondatori, dove non c´era nulla c´é adesso un nucleo di giovani che fanno del loro meglio per perfezionarsi e adeguarsi alle nuove Norme Direttive emanate dall´ASCI da poco.

1950 – Il 1950, grosso modo, chiude l´era eroica.La situazione interna si é normalizzata, l´Italia é ricostruita, la guerra é un ricordo che si allontana.Il campo, in quell´anno, si fece a Macugnaga.I fortunati che andarono in treno fino a Domodossola e di lá in corriera fino a Macugnaga, non ebbero che una pallida idea dell´avventuroso viaggio compiuto dai loro bagagli.Questi, caricati su un improbabile camioncino scampato al diluvio universale iniziarono il loro cammino alla mezzanotte del 25 Luglio.A Serravalle i fari si spensero e non ci fu verso: l´autista col la testa nel cofano tirava su manciate di fili, ma invano.Il poverino, in un impeto di rabbia, lasció andare sul radiatore un poderoso pugno: oh stupore! tutto si riaccese d´un colpo, e restó acceso fino all´alba.E poi dicono che con le buone maniere s´ottiene tutto.Tortona, Novara, Omegna, Piedimulera. Qui il camion si fermó all´inizio della ripida salita verso Macugnaga, e no lo smosse piú nessuno. O meglio, ad un certo punto si mosse da sè, ma all´indietro, rotti i freni, e il bravo conducente si prodigó al recupero, producendosi in un bellissimo inseguimento, degno delle migliori Olimpiadi.

1951 – Nel 1951 avvengono taluni mutamenti, e altri ne avverranno in seguito.Il terzetto Padre Gatti, Trümpy Alparone é sempre sulla breccia, ma gli anni e gli impegni famigliari pesano, i secondi piú dei primi.Al campo si torna a Courmayeur con Padre Gatti sono presenti soltanto Sergio Consonno Damiani e Giorgio Zenere, dei dirigenti.

1952 – L´anno successivo sará il canto del cigno per Luigi Alparone, che dopo il campo, nel novembre, cederá la direzione del Riparto a Remo Burlando.É costui un nuovo acquisto che ha fatto dello scoutismo la sua seconda vita e fa ben presto del XIV la sua seconda famiglia.Il campo, l´ultimo diretto da Alparone, si svolse a Campitello di Fassa, in una meravigliosa vallata tutta verde, accanto a un limpidissimo fiume, fra cime maestose.Ormai il gruppo era in piena efficienza; migliorate le attrezzature, ci eravamo persino potuti concedere il lusso del viaggio in pullman, un magnifico pullman gran turismo, che ci posó, armi e bagagli, a pochi metri dalla zona scelta per stabilirvi l´attendamento.Dopo il campo, i cambiamenti di cui si é detto: Zenere e Pavero, inoltre, accolti dal XIV ancora bambini, sono giá in grado di affiancare l´opera del nuovo capo Riparto.

1953 – Il dr. Trümpy, divenuto Presidente, continua a dare la sua valida collaborazione allo scioglimento dei problemi del Gruppo. Con la nuova direzione formata nel modo descritto, il campo estivo si fece a Funes, localitá fra i monti grosso modo a mezza strada fra Ponte Gardena e Bressanone.Fu un campo vivace e allegro, ma per padre Gatti fu anche l´ultimo: cominció a dir che era vecchio, che si sentiva stanco, che gli occorreva trovarsi un successore.E padre Gatti, che per il Gruppo aveva sempre saputo trovare tutto quanto poteva occorrere, poichè alla pazienza unisce la costanza, si trovó anche il successore. Aveva trovato la sede del Branco, del Riparto; le attrezzature gli iscritti; i capi: tutto da niente, tutto da zero. Ora si era nesso in testa di trovarsi un sostituto, e lo trovó.Un giorno, venne in sede, ci presentó un padre, ci disse che si chiamava padre Ferdinando Boggeri, accompagnó la presentazione con un discorsetto di circostanza, e ci lasció col nuovo venuto.Addio padre Gatti, addio Alparone, benvenuto Remo, benvenuto padre Ferdinando.In otto anni, quasi senza avvedercene, quante cose cambiate! Quante ne cambieranno, di lí a poco: il 44mo Gruppo si scioglie, taluni dei suoi capi e dei suoi ragazzi entra o a far parte del nostro Gruppo: Remo diviene Capo Gruppo, Tommaso Limardo, del vecchio 44mo, diviene Capo Riparto; Bruno Coeli, del vecchio 44mo anch´egli, sostituisce il Consonno Damiani alla direzione del Branco.Ha inizio cosí il nuovo periodo di vita del XIV, che puó contale Su capi giovani e preparati, pieni li entusiasmo e di fiducia nel futuro.

1954 – Al campo 1954, a Sant´Anna di Valdieri, si concreta l´unione fra vecchio e nuovo: é la prova del fuoco per il nuovo Assistente, per i nuovi Capi; il collaudo é piú che lusinghiero.A Sant´Anna di Valdieri in un´atmosfera di fraternitá si completano l´affiatamento e la fusione fra tutti.Tornano alla mente le parole con cui Sua Santitá Pio XII aveva definito il metodo scout: <… non é soltanto un gioco, ma una scuola, una pedagogia, un´iniziazione del mondo esterno al mondo interiore della vita morale e spirituale, un´iniziazione sapiente e gioconda al campo amplissimo della vita e del bene>.Preparare i ragazzi a diventare uomini, a diventare veri cristiani l´unico pensiero che animó sempre l capi, l´unica loro ambizione.

1955 – Il Mario Longo, sovrintendente in cucina, temprava gli spiriti, a modo suo, nutrendo spartanamente i corpi. Il 1955 é u anno di rinnovata attivitá: il nuovo assistente ha il dono di andare d´accordo con tutti e di superare ogni avversitá organizzativa con pazienza e con spirito autenticamente sportivo.É un lottatore, ma composto ed equilibrato: é un ragazzo in mezzo ai ragazzi, ma sempre pieno di rude e franca saggezza.Si tenta, vecchio sogno, di organizzare un clan: é con noi Giancarlo Arecco, lo segue Giorgio Chiaffarino; Giorgio Sciaccaluga, un tempo spericolato esploratore, é aiuto capo branco; D´Amore, lupetto nel 1948, é aiuto capo in un Riparto che conta 28 esploratori.Remo Burlando parte per il servizio militare: ne tornerá coi gradi di sottotenente d´artiglieria alpina e con un piglio ancor piú militaresco e combattivo, oltrechè con tutte le migliori intenzioni di sposarsi.Il campo é vivace, movimentato, pieno d´allegria: per trovare il XIV, bisogna cercarlo a S. Nicoló di Valfurva, a un tiro di schioppo da Bormio. Mezzo di trasporto, dal 1952 in poi, il pullman gran turismo: l´epoca delle carrette é finita.Remo Burlando si era cimentato, tempo prima, in un lungo campo mobile, cui partecipó anche il Longo: ora, sotto le armi, vive di nostalgie e ci scrive che non vede l´ora di tornare.

1956 – Nel 1956 l´attivitá é a pieno ritmo e il campo di Ceresole Reale corona degnamente un´annata laboriosa.Fu in quell´anno che il Consonno Damiani, dichiaratosi esperto di cucina, si occupó di nutrire i 40 partecipanti al campo; e meno male, per lui e per gli altri, che con qualche giorno di ritardo giunse al campo il vero esperto di cucina, l´autentico, genuino intendente: il Longo, che aveva appreso la difficile arte dall´espertissimo Paolo D´Amore e bazzicava tra i fornelli da par suo.La fame diminuí di colpo: col Longo era giunta l´abbondanza. E si che questi in fatto di economie non aveva nulla di invidiare a un genovese… Fu lo stesso Longo, uscito dal Gruppo il Limardo, ad assumere, sia pure per un solo anno, la direzione del Riparto, avendo come aiuti Noia e Cremonte.Bruno Coeli era a Parigi per ragioni di lavoro; il Branco fu affidato a un vecchio lupetto, tanto vecchio da poter diventare Akela: Enrico Alparone, che da allora dirige l´unitá.Le novitá si susseguirono: Remo e Sergio pensarono bene di sposarsi, nel 1957: altri, in seguito, minacceranno di seguirne l´esempio.

1957 – Il Gruppo, nonostante i cambiamenti, le difficoltá di avere per ogni Unitá un capo regolarmente brevettato, proseguiva, con onestá d´intenti, nel suo cammino fedele alla vecchia bandiera.Il campo a Bellamonte coronó un altro anno di cacce, di uscite, di attivitá in sede; ormai le attrezzature erano non solo complete, ma in buona parte rinnovate, il rifornimento dei viveri si faceva in grande stile, la Lambretta di Padre Ferdinando ci seguiva fedele per ogni dove, invecchiando prematuramente ma felicemente.

1958 – Tornato Bruno da Parigi nel 1958, assunse la direzione del Clan, coadiuvato dal Longo: Remo passó alla direzione del Riparto, restando tuttavia capo gruppo.Alparone chiamó ad aiutarlo nel Branco Corrado Oddone, altro ex lupetto.Fu l´anno del campo a Campo Franscia, localitá vicina a Chiesa di Valmalenco: all´incirca, a nord di Sondrio, a sud di Pizzo Bernina.

1959 – L´anno Successivo il clan era assai promettente e sui novizi facevamo molto affidamento: avrebbero dovuto divenire i capi del domani. Oddone, Cremonte, Alparone, Sciaccaluga e tanti altri erano il frutto di anni di paziente, affettuoso, ostinato lavoro: le nostre preoccupazioni del passato erano superate; con tranquillitá e col solito grande entusiasmo si affrontava il campo 1959, a Gressoney, riuscitissimo come i precedenti.Il Riparto prosegue la sua opera di perfezionamento. Il branco e, sempre animato da nuovi arrivi; abbiamo finalmente dei dirigenti che hanno compiuto corsi e ottenuto brevetti; il clan non é piú un sogno : possiamo guardarci indietro soddisfatti.Dal 1945 quanto cammino, quanti tentativi, quanti movimenti nei quadri, sempre con l´unico scopo di far progredire e prosperare il nostro Gruppo!Quante fatiche, quante lotte, quante soddisfazioni, quante amarezze, talvolta. Ma ora possiamo cominciare a raccogliere ció che altri, prima di noi, e noi stessi dopo, abbiano seminato.Ma non doveva essere cosí.

1960 – Il 29 maggio 1900, il padre Ferdinando parte in auto accompagnato da Remo, Alparone, Cremonte e Oddone, per ]´annuale sopralluogo sulla localitá prescelta per il prossimo campo.É un cerimoniale che si ripete tutti gli anni, é una piacevole abitudine, ormai, si fa un Consiglio di Gruppo: si consultano le carte, si discute se andare inel tal posto o nel tal altro: si decide.Poi, si cerca una giornata adatta, e si parte, per rendersi conto personalmente di come stanno le cose, per parlare col Parroco della localitá prescelta, per stabilire contatti cogli eventuali fornitori, per assicurarsi la disponibilitá del terreno, di un locale per i lupetti, di latte, paglia, e cosí via.Tutto deve essere organizzato a puntino, nulla dev´essere lasciato al caso: e il miglior sistema é di andare a vedere.E anche in quel 29 maggio i dirigenti partirono per <<andare a vedere>> come ormai facevano da anni; e pregustando il piacere della gita accompagnata sempre, in quei casi, da una allegra e poderosa colazione.Ma non vi fu gita, quell´anno, non vi fu sopralluogo, nulla.Tornarono in quattro; l´Assistente non era con loro, l´avevano lasciato lassú vittima di un incidente automobilistico, composto nella camera ardente dell´Ospedale di Cuneo.Coloro che, ricevuta la terrificante annientante notizia, si precipitarono lassú quella mattina, dopo il disastro, non dimenticheranno i visi, le espressioni degli scampati.Erano qua e lá, nei pressi dell´Ospedale, e lacrime silenziose parlavano per loro, ch´erano muti. Tutto finito. Tutto vuoto. Il dolore, lo sfinimento di quei giorni, durante i funerali, durante il trasporto della salma di Padre Ferdinando a Cabella, suo paese natale, non si possono raccontare.Chi li ha vissuti li porterá sempre con sè.Ma dovevamo scoprire immediatamente di avere ancora degli amici, quando tutto sembrava perduto: il Padre Provinciale ci fu vicino, e come fece non so, ma nel suo dolore trovó la forza di far coraggio a noi e di farci subito, immediato, un dono prezioso: ci dona un successore a Padre. Ferdinando, Padre Claudio. Un mese dopo, tutto il Gruppo faceva il Suo campo estivo a Cabella, accanto al Padre Ferdinando: come nel lontano 1946.E, nel nome e nel ricordo di Padre Ferdinando, stretti attorno al nuovo Assistente, decidemmo di proseguire, lungo la via aperta da Padre Pietra, riaperta da Padre Gatti, e ora segnata dal sangue di Padre Ferdi.Il coraggio e la costante fiducia di cui Padre Ferdinando ci aveva mostrato numerosi e chiarissimi esempi non ci abbandonarono; il XIV Gruppo non dimenticó che, sia pure con forze modeste, ma generose e coraggiose, avevamo il compito, come ebbe occasione di dire Sua Santitá Pio XII nel novembre del 1949, “di formare gli uomini e i cristiani integrali di cui la Chiesa ha bisogno“; e proseguimmo nel nostro sentiero, con pazienza e con fede.

1961 – Bruno partecipó a un corso per capi Riparto, e assunse la direzione di questo nel 1961; Alparone restó alla testa dei suoi lupetti, Remo Burlando continuó a dirigere il Gruppo e il Clan.Padre Claudio fu subito uno di noi, ci diede il suo affetto ed ebbe il nostro, intero e incondizionato.Si deve a loro, esclusivamente a loro, se il Gruppo potè riprendersi con tanto vigore, potè proseguire la sua intonsa attivitá, culminata poi nel campo estivo a Schilpario; si deve a loro se il Gruppo, che nei suoi quindici anni di vita ha visto passare tra le sue fila centinaia di ragazzi, é ancora vivo e vitale nonostante le difficoltá, le traversie, i lutti che l´hanno colpito.Ci auguriamo che l´opera nostra non sia stata vana; ci auguriamo che il Signore benedica i nostri compiti futuri e che Padre Ferdinando, dal Cielo, si ricordi di noi.