Da quando il piano superiore è diventato inutilizzabile, Wolf, Tenker e io dormiamo nell'infermeria, che serve pure per la mensa degli ufficiali. Ci sediamo davanti al tavolo operatorio e qualche volta avviene che i piatti, le vivande e la tovaglia debbano essere tolti in gran fretta perché qualcuno è stato ferito. Entra il dottor Wunderer. Ritto vicino all'armadietto dei ferri chirurgici, ci dice: - Le reclute sono state colpite in pieno. Lo aiuto ad aprire i pacchi di medicazione.
La porta si spalanca e le prime due reclute appaiono. Non sono ferite troppo gravemente e camminano appoggiandosi a due soldati. Sui loro volti, letteralmente bianchi di cemento, scorre un filo di sangue. A uno mancano due dita della mano sinistra. Si lamenta debolmente. Non sente ancora il dolore, ma nei suoi occhi di bimbo si leggono un'indescrivibile paura e un profondo raccapriccio. Mentre il medico si occupa dei due feriti, vengono portate dentro, su barelle, altre tre reclute. Esse pure sono tutte bianche di cemento. Due giacciono così tranquille che si potrebbe crederle morte; la terza ha gli occhi chiusi e mormora qualcosa, come se parlasse nel sonno.
Adesso ci sono tutte, penso io. Cinque in una volta e così giovani! Appena diciott'anni!
In quel momento, però, un grido risuona nelle mie orecchie, un grido straziante. La sesta vittima viene trasportata per mezzo di un telo da tenda. La parte inferiore del suo corpo forma una sola massa sanguinolenta con i brandelli della divisa. Un soldato tiene ferme la meni del soldato per impedirgli di sollevarsi. Gli occhi del ferito roteano nelle orbite, mentre una bava rossa gli scende lungo il mento.
11 medico si avvicina al ragazzo, tenendo in mano la siringa della morfina. Il povero corpo straziato viene adagiato sul tavolo operatorio. Le urla si fanno a poco a poco più deboli, diventano un flebile rantolo. Poi silenzio.
Fritz Webwer 'Tappe della disfatta"