"Gas! Gas! Gas! Passa la voce!"
Metto mano alla maschera... a qualche distanza da me qualcuno è disteso.
Non penso più ad altro: "Bisogna dirglielo. Gaas! Gaas!"
Io grido, mi trascino vicino a lui, lo picchio coll'astuccio della maschera, ma non sente nulla; ancora, ancora; lui non fa che rannicchiarsi, è una recluta. Guardo disperato Kat, che ha già messo la maschera; allora anch'io sciolgo la mia, l'elmetto ruzzola accanto, me la metto sulla faccia, raggiungo l'uomo, la sua maschera è a portata della mia mano: l'afferro, gliela metto sulla testa, lascio la presa, e di colpo mi ritrovo in fondo alla fossa.
Lo scoppio sordo delle bombe a gas si mescola al fragore degli esplosivi.
Tra le esplosioni si ode il rumore della campana, dovunque ripetuto dai gong, dai tamtam metallici. Gas! Gas! Gas!
Un tonfo accanto a me, un altro, un altro ancóra. Io pulisco gli occhiali della mia maschera, appannati dal respiro. E' Kat, Kropp, chi altri ancóra. Siamo coricati in quattro, vigili, ansiosi, e cerchiamo di respirare il più debolmente che ci sia possibile.
Questi primi momenti colla maschera calata, decidono della vita e della morte di un uomo: sarà impenetrabile? Ho presenti le orribili cose viste all' ospedale: gli asfissiati, che soffocando giorno per giorno vomitano i pezzi dei loro polmoni abbruciati. Respiro con cautela, la bocca compressa contro la valvola. Ecco che il vapore mefitico striscia sul terreno e scende in ogni avvallamento.
Come uno smisurato mollusco esso si insinua, affonda i tentacoli nella nostra buca. Tocco Kat col gomito; sarebbe meglio arrampicarci fuori e coricarci di stesi sul terreno, anziché qui ove il gas si raccoglie più denso. Ma non è possibile. Comincia una seconda granugnola di fuoco. Non sono più i pezzi che sparano, è il suolo stesso che va sossopra.
Erich Maria Remarque "Niente di nuovo sul fronte occidentale"